Comunicare letteratura 7/8 - 2014/2015

Direttrice responsabile: Giuliana Dalla Fior
Direttrice scientifica: Paola Maria Filippi
Comitato scientifico:
Werner Helmich (Università di Graz),
Heinz Rölleke (Università di Wuppertal),
Zoltán Szendi (Università di Pécs)
Comitato di redazione:
Giuliana Dalla Fior, Mauro Festini Brosa,
Paola Maria Filippi, Alessandro Niero,
Giuseppe Osti
Segreteria di redazione:
Lia Bazzanini, Monica Marsigli, Chiara Marsilli

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cedola di commissione libraria (pdf)

F.to 17x24 cm - 408 pagine
ISBN 978-88-7498-245-5
Euro 15,00

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    Il tema “Grande Guerra” occupa da mesi e mesi ampi spazi su tutti i media
nell’Europa intera e le testimonianze e le riflessioni relative al conflitto si sono
moltiplicate in misura esponenziale. Sembra difficile trovare ancora qualcosa
di non ripetitivo, percorrere cammini inesplorati. Quasi impossibile avere
un panorama esaustivo delle edizioni e degli studi che si sono succeduti.
Anche la letteratura e la poesia, che nel conflitto e dal conflitto si sono generate,
e in esso hanno trovato la propria ragione d’essere, continuano a godere
di adeguata attenzione e divulgazione. E tuttavia ancora molto di trascurato esiste,
in particolare in un’ottica translinguistica e transculturale.Il nuovo numero
di «Comunicare letteratura» (7/8 - 2014/2015), che non casualmente
copre i due anni del centenario, per l’Europa e per l’Italia, vuole proporsi,
però, non soltanto come l’ennesima miscellanea di testi sicuramente coinvolgenti
e, ciascuno a modo suo, “unici”, nella consueta suggestiva mescolanza
di Primärliteratur e di saggistica critica. Il proposito che sottende questa nuova
uscita è quello di offrirsi quale tassello per una sorta di grande fucina
“preparatoria”, nella quale poter lavorare su materiale inesplorato, ripensato, letto
con occhi diversi. Molti contributi, frutto di sensibilità particolari e di competenze
specifiche, si riveleranno così necessario incubatore da consegnare a chi voglia
tentare una futura sintesi veramente europea dell’espressione poetica e letteraria
che il conflitto ha generato. E continua a generare, perché è importante ribadire
come la grande catastrofe, con le migliaia di storie che ci ha tramandato, sia
diventata a sua volta un “mito” e, come tale, in continuazione venga ripensata
e rielaborata, si riveli produttiva di sempre nuove opere che nella dimensione
estetica cercano non soltanto di capire e far capire, ma anche di rendere tollerabile
l’incommensurabile. Coerentemente alle linee programmatiche di «Comunicare
letteratura» si sono cercate testimonianze e si sono sollecitati interventi critici
dall’area italiana e dal sud-est dell’Europa, con una particolare attenzione
allo spazio austro-danubiano in cui il conflitto si è generato.
I materiali proposti in questo numero sono di indubbia varietà e ricchezza. Nomi
canonici – Clemente Rebora, Marinetti, Ungaretti, D’Annunzio, Pascoli, Kraus,
Hofmannsthal, Trakl, Jünger, Thomas Mann, Bertha von Suttner, Franz Werfel,
Alexandr Blok e Majakovskij – per non ricordarne che alcuni, sono associati ad
altri totalmente “inediti”, almeno per il lettore italiano, rimasti ignoti e ignorati
nonostante la forza testimoniale e poetica che i loro scritti conservano: Alexander
Sacher-Masoch, Gustav Heinse, Ludwig Stein, Károly Pap, Frantis¡ek Halas,
Franz Janowitz, Nikolaj Gumilëv. Queste rielaborazioni coeve dialogano
con incisività e forza con riletture e proposte contemporanee della grande
Urkatastrophe.
Emblematico il caso Kraus, che con il suo dramma infinito suggerisce percorsi
d’esplorazione di grande impatto emotivo e di bruciante attualità così come
le “invenzioni” di Gnedt e Markovic, con angolazioni e accenti diversi continuano
a riproporre questa Prima Grande Guerra che serve per narrarne delle altre,
successive, che mai si sarebbe voluto raccontare. Particolare poi l’operazione
di Giacconi che attraverso manipolazioni successive recupera anche la scrittura
privata di un diario di guerra anonimo alla dimensione dell’arte, riconoscendogli
una valenza sovratemporale e pertanto attualissima.
In questo numero, quindi, le riletture critiche si alternano ai testi, le produzioni
storiche si succedono a invenzioni contemporanee, la lirica alla prosa, al teatro,
all’aforistica: comun denominatore, però, sempre la parola, una parola recuperata
da una dimensione puramente denotativa, funzionale, una parola che non vuole
solo comunicare un’esperienza, se pur eccezionale, extra-ordinaria. Nella sua
connotazione personale, poetica, questa parola vuole cogliere e ridare l’essenza,
l’universale di ciò che sembrava non poter essere esprimibile nella sua terribilità.
La prossimità fisica, sulla carta, di tante espressioni analoghe e mai uguali,
ricreando nella polifonia di suoni diversi l’evento “guerra”, rende possibile cogliervi
quella dimensione generale, condivisa, che la plurivocità talvolta oscura. Si ha
l’impressione che i nazionalismi che tanto giocarono nello scoppio della Prima
Guerra mondiale e poi nelle risoluzioni che in seguito a questa vennero prese,
abbiano condizionato anche la storia delle espressioni letterarie e artistiche che
si sono trovate rinchiuse esse pure entro i confini piuttosto stretti di ogni singola
lingua e di ogni singola letteratura. Si vorrebbe che ogni autore e ogni studioso,
con il proprio apporto creativo e di riflessione critica, riuscisse, nella lettura,
a far superare proprio gli steccati della riflessione nazionale, nello spirito della
poesia più vera che proprio quando si fa universale rivela ancora più forte
il suo potenziale di denuncia.

Un nome su tutti: Ingeborg Bachmann che, riprendendo il titolo del più famoso
romanzo della prima donna Nobel della pace, che tanto si era spesa contro
la Prima Guerra, denunciò gli orrori della Seconda e auspicando che si faccia
«ordine nei cervelli e nei cuori», tracciò così nei suoi versi una ideale summa
di un intero secolo di conflitti.


DIE WAFFEN NIEDER / ABBASSO LE ARMI*

Für diesen Tag will ich die Worte frisch halten,
Für den Tag unbekannt, an dem die Arbeit an Waffen
Stillsteht und das Brot schimmelt, das sie gegeben hat,
An dem ein stummer Zug in der Welt aus den Toren kommt
Für diesen Tag will ich streiten, den anarchischen
An dem Ordnung gemacht wird in Hirnen und Herzen
An dem jeder sein Anteil am Bösen beklagt und [...]
Per questo giorno voglio conservare fresche le parole,
Per il giorno non conosciuto, nel quale il lavoro con le armi
Tacerà e ammuffirà il pane che esso ha dato,
Per il giorno in cui un corteo muto verrà nel mondo da quei portoni.
Per questo giorno voglio combattere, il giorno dell’anarchia
In cui si farà ordine nei cervelli e nei cuori
In cui ciascuno denuncerà la sua partecipazione al male [...]

Paola Maria Filippi


* Bachmann, Gedicht-Entwurf. Die Waffen nieder, in H. Höller, H. Pöcheim, K. I. Solibakke (a cura di) Schreiben gegen den Krieg: eine Ausstellung, Wien, Löcker, 2008, p. 89
 
    Comunicare letteratura 6 - 2013

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F.to 17x24 cm - 300 pagine
ISBN 978-88-7498-213-4
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L’esplorazione dell’intreccio di lingue, linguaggi e culture di cui la letteratura è
depositaria, da sempre leitmotiv di «Comunicare letteratura», in questo numero
6/2013 risulta particolarmente proficua.
Fin dal primo intervento di Roberto Galaverni, che indaga lo speciale rapporto
di Fortini con Saba, la cifra dell’appropriazione creativa del linguaggio altrui
si rivela chiave necessaria per meglio intendere la riscrittura del poeta fiorentino
e allo stesso tempo «pre-testo» per la rimeditazione saggistica dello studioso
del nuovo millennio.
L’italiano innervato di antico siciliano nell’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo è
all’attenzione di Daria Biagi che interroga i traduttori inglese e tedesco di quella
lingua sperimentale, ardua e affascinante al tempo stesso, per individuare il filo
rosso che accompagna e condiziona, in scelte espressive e significanti
di una variante italiana inventata, chi vuole renderla fruibile in altre culture.
Peter Handke, il maggior autore austriaco vivente, non soltanto ha regalato
a Comunicare un breve scritto inedito, che, unico, basterebbe a giustificare
il lavoro di tanti poeti e interpreti, ma ha raccolto attorno alla propria opera alcuni
fra gli studiosi e traduttori italiani più attenti e sensibili: Hermann Dorowin che ne
delinea il profilo autenticamente europeo e plurinazionale; Luigi Reitani che,
di contro, lo confronta con la ricerca di proprie radici dimenticate nella più prossima,
circoscritta regione friulana; Hans Kitzmüller, Anna Maria Carpi e Claudio Groff
che rivelano le proprie strategie di appropriazione e resa di testi di uno spessore
linguistico che talvolta arriva a sfiorare il cripticismo.
Il multilinguismo si fa «nuova lingua» in Yoko Tawada, una delle voci più
autenticamente trasgressive nel panorama mondiale. La lingua materna –
il giapponese – così come quella acquisita – il tedesco – divengono strumento
nuovo e unitario per ripensare e ridire il mondo e l’esperienza che di esso si fa.
Una esperienza molto sensoriale, marcatamente uditiva, nella quale i suoni, nella
loro purezza, trasmettono significati nuovi e solo in apparenza incongrui. La pura
lingua dice quello che il segno significante misconosce. Peter Waterhouse, poeta
e traduttore, a sua volta nato e cresciuto fra più mondi e più lingue, riprende
le parole di Tawada non solo per lodarne la sapienza. La sua laudatio si fa essa
stessa fantasmagoria di suoni e suggestioni, gioco funambolico, nel quale con
sguardo da estraneo e compartecipe al medesimo tempo, e perciò più disposto
alla «meraviglia», esplora le infinite potenzialità che la «straniera» Tawada gli
ha rivelato...
    Comunicare letteratura 5 - 2012

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F.to 17x24 cm - 192 pagine
ISBN 978-88-7498-190-8
Euro 15,00

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  Incontri e confronti potrebbe essere il titolo del caleidoscopio di proposte
di «Comunicare letteratura 5». Un percorso esplorativo di nuove scritture e nuovi
spazi letterari che ancora una volta illustra temi fondanti dell’annale con inattese
aperture. L’Ungaretti delle lettere inedite a Lorenzo Montano, poeta e traduttore,
si lega idealmente con il Celan della nuova, personalissima lettura di Reitani, per
essere stato uno fra gli autori più amati e sperimentati dal poeta di Tschernowitz,
a sua volta ampiamente presente nelle antologie di Ervino Pocar. Questi non è
soltanto oggetto dell’articolato saggio critico di Renate Lunzer, che ne
approfondisce ruolo e rapporti con il contesto giuliano di origine, ma è presente
anche con un proprio corposo inedito, grazie al quale ci si può rendere pienamente
conto della sua modernità, di «mediatore per vocazione», troppo spesso
sottovalutato, forse proprio a causa del ruolo «di servizio» che volle assumere.
Il contributo di Luisa Sello potrebbe apparire «eccentrico» rispetto alle linee
guida di «Comunicare», pubblicazione dedicata programmaticamente all’area italo
mitteleuropea nel senso più ampio del termine. Lo studio della ricezione del poeta
scozzese Burns in Italia, se allarga i confini linguistico-letterari propri della rivista,
ribadisce una volta in più, se necessario, che «i confronti e gli incontri» fra lingue
e letterature e generi sono infiniti e mai suscettibili di delimitazioni nette. Daniela
Nelva rilegge Musil, interrogandone gli «scritti di montagna» – e in particolare quelli
suggeriti dall’esperienza in Trentino –, e evidenziando come l’incontro con una
precisa topografia non sia esclusivamente strumentale a un personale riutilizzo
dello scrittore, ma di volta in volta ne modifichi e ne definisca la Weltanschauung.
I contributi legati all’area slava ribadiscono ancora una volta, se mai ce ne fosse
bisogno, quanto la letteratura sia non solo importante, ma anche «potente»
e di conseguenza temuta. Il rigido controllo di una censura che ha paura della
parola della poesia, suggerisce a Brodskij, presente con una lettera inedita
tradotta e introdotta da Alessandro Niero, espressioni nella quali risuona forte
la consapevolezza della dignità e della necessità di autonomia del proprio lavoro.
I versi di Nikolaj Bajtov, per la prima volta in italiano nelle parole di Elisa Baglioni,
fanno arrivare la voce di un altro esponente di spicco di quell’universo poetico
russo della contemporaneità ancora troppo poco conosciuto e pure tanto vitale
e impegnato.
L’originale lavoro di Ivana Sajko, proposto nella versione e con nota di Elisa Copetti,
intreccia a motivi privati temi politici di grande attualità, per i quali, ancora una volta,
il teatro si dimostra strumento efficacissimo di dibattito.
Ultimi, ma non certo per novità e attualità, gli interventi di Monica Bassi su Richard
Teschner: nome sconosciuto ai più, che rimanda a un mondo viennese ricco ancora
di infinite soprese e che gli stessi Viennesi riscopriranno nella primavera del 2013
con una mostra che il Theatermuseum dedicherà a questo sconosciuto «maestro
delle marionette».
    Comunicare letteratura 4 - 2011

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F.to 17x24 cm - 208 pagine
ISBN 978-88-7498-173-1
Euro 15,00

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    Con questo numero 4 - 2011 «Comunicare letteratura» prosegue nel suo impegno
ormai consolidato di offrire ai propri lettori testi sconosciuti e studi rigorosi aventi per
comune denominatore il gusto della letteratura declinato nelle sue molteplici varianti
italo-mitteleuropee.
La sezione «letteratura italiana», che presenta Paola Masino e un’intrigante analisi
del Teorema pasoliniano, si lega idealmente alle «letterature straniere» grazie
alla pubblicazione di lettere inedite di Scipio Slataper alla madre e all’analisi
della scrittura “italocentrica” di Hofmannsthal.
Autori transfrontalieri per altri autori di frontiera: la nippo-germanica Tawada Yo-ko
e l’austro-istraeliano Elazar Benyoëtz, poeti pressoché sconosciuti in Italia e nomi
di altissimo richiamo nel resto d’Europa.
Studi sulla traduzione letteraria, strumento irrinunciabile di circolazione di idee e
suggestioni, affiancati da un inedito di Brodskij, completano una proposta definita
dalla volontà di rendere accessibili testi e idee altrimenti ignorati.
 
   
      Comunicare letteratura 3 - 2010

Direttrice: Giuliana Dalla Fior
Comitato scientifico:
Francesco Bruni (Università di Venezia), Werner Helmich (Università di Graz),
Heinz Rölleke (Università di Wuppertal),
Zoltán Szendi (Università di Pécs)
Comitato di redazione:
Mario Allegri, Giuliana Dalla Fior,
Mauro Festini Brosa, Paola Maria Filippi, Carmen Flaim, Giuseppe Osti
Segreteria di redazione:
Lia Bazzanini, Monica Marsigli

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F.to 17x24 cm - 344 pagine
ISBN 978-88-7498-141-0
Euro 15,00

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  L’annale «Comunicare letteratura» ritorna puntuale con il terzo numero della
nuova serie. L’impegno della redazione, maturato nella prima serie per le edizioni
del Mulino, continua ad esprimersi in un ampio ventaglio di proposte di lettura,
organico e articolato al tempo stesso.
Le due sezioni di cui si compone il volume, Letteratura italiana e Letterature
straniere
, offrono il consueto intreccio di testi e saggi che rende possibile integrare
la fruizione personale con l’approfondimento indotto dalle riflessioni più attuali
e mature nell’ambito della critica letteraria e della linguistica.
Fra i poeti di questo numero: Ada Negri, Sandro Penna, Cesare Viviani, Fabio
Pusterla, oltre a scrittori come Maurensig, Parise, Adriana Ivancich, e due sorelle
di grandi poeti, Pascoli e Montale, nonché una scelta di inediti della più recente
produzione istro-quarnerina. Fra gli autori stranieri vanno ricordati almeno Rilke,
Barbara Frischmuth, Lenka Rainerová ed un poeta kazako che scrive in russo,
Bakhyt Kenjeev.
 
    Comunicare letteratura 2 - 2009

Direttrice: Giuliana Dalla Fior
Comitato di redazione: Mario Allegri, Giuliana
Dalla Fior, Mauro Festini Brosa, Paola Maria
Filippi, Carmen Flaim, Giuseppe Osti
Segreteria di redazione: Lia Bazzanini,
Monica Marsigli

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F.to 17x24 cm - 376 pagine
ISBN 978-88-7498-117-5
Euro 15,00

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  Comunicare letteratura

di Luisa Pachera


Può sembrare un libro per pochi, una rivista letteraria pensata e scritta per qualche
raro e raffinato amante della letteratura dotta, perso in soliloqui astratti e infruttuosi.
Invece non è così. L’eleganza con cui si presenta rispecchia la serietà del suo
contenuto, rivela la ricchezza della sua sostanza. “Comunicare letteratura” nasce
sulle ceneri di una rivista quasi omonima, che per alcuni anni ha rivestito un ruolo
importante nell’informazione letteraria nazionale ed estera. È nata da poco per i tipi
delle Edizioni Osiride di Rovereto, il suo primo numero è uscito alla fine dell’anno
scorso, il secondo è già pronto per andare in stampa, con entusiasmo oltre che
professionalità. È un “annale”, una rivista-libro di grande respiro per niente legata
alla cronaca e all’attualità, che riunisce materiale di carattere diverso: saggi critici
di specialisti già affermati, studi rigorosi di giovani promettenti e testi letterari di
scrittori italiani e stranieri, inediti e/o tradotti nella nostra lingua per la prima volta,
che si accompagnano ad alcune testimonianze degli autori stessi.
È questa l’originalità di “Comunicare letteratura”, raccogliere materiale diverso
proveniente da culture diverse, esplorare la letteratura italiana avvicinandola a
quella europea, russa, slava o di altra origine, in un respiro transnazionale che
supera le frontiere sia geografiche che di pensiero.
È con questo obiettivo che nella sezione dedicata alla letteratura italiana di questo
primo numero, vengono presentati gli atti del seminario “Per il commento del
Canzoniere di Saba”, tenutosi presso l’Accademia degli Agiati nel dicembre
del 2007 a Rovereto. Dieci saggi che delineano la figura del grande intellettuale
mitteleuropeo e un racconto scritto da Pino Biggi Parodi, “ultimo giovane amico”
di Umberto Saba. A fungere da cerniera tra la sezione di letteratura italiana e quella
straniera, vi è un testo sui reportage dall’Unione Sovietica delle scrittrici Sibilla
Aleramo, Renata Viganò e Anna Maria Ortese. A questo segue la parte dedicata
alla letteratura estera, incontri con autori quali Marianne Gruber, Helene Floess,
Mynona e Almir Basovic, avvicinati e raccontati nel loro percorso di crescita
letteraria, presentati attraverso le loro parole e le loro opere. “Comunicare
letteratura” è una rivista che si presta a letture diverse.
Una produzione impegnativa, ma anche ricca di soddisfazione per la direttrice
Giuliana Dalla Fior e per il Comitato di redazione che è composto da intellettuali
trentini, veneti e friulani. Di soddisfazione anche per l’editore di Osiride Mauro
Festini Brosa che con questa sua pubblicazione arricchisce l’informazione culturale
della nostra provincia e di quelle limitrofe.

Recensione Comunicare letteratura 2009
    Comunicare letteratura 1 - 2008

Direttrice: Giuliana Dalla Fior
Comitato di redazione: Mario Allegri, Giuliana
Dalla Fior, Mauro Festini Brosa, Paola Maria
Filippi, Carmen Flaim, Giuseppe Osti
Segreteria di redazione: Lia Bazzanini,
Monica Marsigli

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F.to 17x24 cm - 300 pagine
ISBN 978-88-7498-107-6
Euro 15,00

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  «Comunicare letteratura» nasce, con sostanziali modifiche nel titolo e nella struttura
delle sue rubriche, dall’esperienza settennale di una rivista, «Comunicare
Letterature Lingue», che si era guadagnata nel tempo l’incoraggiamento
e l’attenzione di un numero sempre più considerevole di lettori italiani e in buona
misura stranieri. Un’esperienza troncata all’improvviso per ragioni né culturali né
economiche e tali, dunque, da risolverci a continuare l’impresa, con l’apporto
dei collaboratori allora più determinati e sostenuti da un amico editore generoso
ed entusiasta come Mauro Festini Brosa delle Edizioni Osiride di Rovereto.
Siamo pure convinti che l’offerta editoriale italiana, benché ricca e articolata,
continui tuttavia a non presentare nulla di paragonabile a quanto avevamo finora
realizzato e che qui riproponiamo: un annale, una rivista-libro per sua natura non
legata alla cronaca e all’attualità; un volume miscellaneo che alterni saggi critici
di specialisti già affermati con gli studi rigorosi di quei tanti giovani di valore che
cercano con sempre maggiore difficoltà spazio e ascolto. Tuttavia, la specificità
di «Comunicare letteratura» consisterà soprattutto nell’avvicendarsi sulle sue
pagine di contributi critici con testi di letteratura primaria, italiani e stranieri, inediti
e/o tradotti nella nostra lingua per la prima volta, accompagnati da testimonianze
originali degli autori chiamati a dialogare con la propria opera e con i nostri lettori.
L’area di riferimento, ampia e circoscritta al tempo stesso, ci vedrà esplorare
la letteratura italiana e quella del nord-est europeo, dalla Germania alla Russia,
dall’Austria ai Balcani, dall’Ungheria alla Georgia, in una ricerca di comunanze
e di originalità all’interno di quella straordinaria ecumene che fu una certa
Mitteleuropa storica, alla quale peraltro intendiamo richiamarci senza alcuna
nostalgia di maniera o idealizzazioni mistificatorie.In un momento in cui sembra
che le modalità del comunicare debbano assolutamente obbedire ai canoni
di velocità e facilità, e all’oralità e all’effimero della parola detta viene accordato
ogni privilegio, si assiste invece a un intensificarsi di rapporti coltivati attraverso
la parola scritta.Gli sms e le e-mail, i blog, i forum e le newsletter che popolano
l’etere inducono molto più di quanto si sospetti a praticare l’esercizio della scrittura.
E se queste modalità paiono non esigere un’attenzione particolare per quegli aspetti
di correttezza formale e stilistica propri di un componimento più meditato, ciò non
toglie che lo scrivere, e di conseguenza la lettura, stiano riappropriandosi di spazi
fino a ieri altrimenti occupati. Un motivo ulteriore, ci sembra, per proporre ancora
la pagina scritta: una pagina che coniughi l’attenzione sollecita per il cosa dire con
la cura del come dirlo, convinti come siamo che sussista ancora ampio margine
per quanti con la letteratura, non dozzinale o commissionata, abbiano ancora
qualcosa da dire: il nostro impegno, per quanto possibile alle forze di cui
disponiamo, sarà quello di dar loro spazio e voce.

La redazione