Élites e committenze a Verona
Il recupero dell’antico e la lezione
di Mantegna


di Alessandra Zamperini
F.to 17x24 cm - 290 pagine
ISBN 978-88-7498-122-9
Euro 18,00

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  «Trascorsi successivamente un’intera settimana a Verona; è una città di grandi
dimensioni, con strade larghe e ben allineate; le case sono molto belle.
Andai a vedere per prima cosa le rovine dell’anfiteatro, che venne costruito
sotto l’impero di Adriano e che fu poi distrutto dai Galli».
Se il rimando all’antico è sostanzialmente una costante delle vicende culturali
veronesi, è del pari evidente che nella seconda metà del Quattrocento esso venne
ad assumere una connotazione particolare: alla confidenza con le forme del
patrimonio classico si accompagnò un impiego del repertorio archeologico in
funzione autocelebrativa della classe dirigente. La progressiva diffusione dell’antico
nella sua accezione umanistica si sovrappose dunque alle condizioni politiche che
avevano trasformato Verona da capitale di una Signoria a città membro di uno stato
sovraregionale: ne sortì un deliberato recupero delle origini latine in quanto ricerca
di un’identità, atta a salvaguardare le peculiarità dell’élite locale di fronte a Venezia,
la nuova capitale.