La lingua salvata
Scritture tedesche dell’esilio
e della migrazione


a cura di Giulia Cantarutti
e Paola Maria Filippi
F.to 17x24 cm - 160 pagine
ISBN 978-88-7498-112-0
Euro 15,00

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  Secondo la celebre battuta del direttore di una delle riviste dell’esilio, la letteratura
era «il solo tesoro tedesco portato al sicuro fuori dal Terzo Reich».
Chi ha salvato la lingua dalla corruzione operata in modo sistematico quanto tenace
nei dodici anni in cui entro i confini del Reich tedesco si parlava la lingua del potere
e della morte sono stati gli autori costretti all’esilio. Alfred Döblin, che cinque anni
dopo la sua fuga da Berlino pubblica in Francia Die deutsche Literatur (im Ausland
seit 1933), uno dei testi presi in esame in questo libro, esemplifica assai bene
la cesura irreversibile che il 1933 segna sia per la letteratura tedesca in genere,
sia in particolare per il genere letterario più libero, più aperto e per eccellenza
critico: il saggio.
Il saggio e il romanzo, forme entrambe di magmatica mobilità, sono all’avanguardia
nell’innovazione linguistico-letteraria e stanno al centro di questa silloge
di contributi, qualificata dalla peculiarità di riunire in un unico volume esempi della
Exilliteratur storica ed esempi della cosiddetta Migrantenliteratur. L’idea di questo
“dialogo” è suggerita in primo luogo dagli scrittori che oggi possono a buon diritto
definirsi «tedeschi come Kafka», ovvero da scrittori in lingua tedesca di etnia
non tedesca, qui rappresentati da Emine Sevgi Özdamar e da Navid Kermani;
la Exilliteraturè qui rappresentata invece, con due sole eccezioni, Döblin e Manès
Sperber, da autori che fuggono da Vienna, autentica icona della realtà
multiculturale contemporanea: Elias Canetti, Veza Canetti, Friedrich Torberg, Hilde
Spiel.Uno spazio a sé nel dialogo fra gli uni e gli altri è individuato da W.G. Sebald,
che ha saputo dire parole straordinarie sul sentimento di colpa per essere
sopravvissuti e sulla disgrazia dell’esilio, mentre la ricchezza di correlazioni fra
coloro per i quali Heimat e lingua si identificano nella maniera più radicale è resa
perspicua dal contributo di Navid Kermani: un autore di etnia iraniana capace
di mettere a fuoco in poche pagine che cosa la letteratura di cui è esponente
di vaglia (ancora sconosciuto in Italia) debba, fin dall’inizio della modernità,
all’incontro con l’“altro da sé” - agli ebrei e ai Migrant.

Fa parte della stessa collana:

Il rifugiato e l’antiquario.Fortunato Bartolomeo De Felice e il transfert italo-elvetico
di Winckelmann nel secondo Settecento


Il piacere di tradurre. François-Vincent Toussaint e la versione incompiuta
dell’Histoire de l’art chez les anciens di Winckelmann