Il ritratto e l'Élite
Il volto del potere a Verona
dal XV al XVIII secolo a Verona


a cura di Loredana Olivato
e Alessandra Zamperini
F.to 24x28 cm - 160 pagine
ISBN 978-88-7498-168-7
Euro 20,00

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Sono numerosi, in questi ultimi anni, i saggi dedicati al problema del ritratto
figurativo, considerato sin dai suoi albori, nel contesto dell’analisi storico-artistica,
quasi un genere a sé stante. In quanto obbediente in maniera esplicita ad una
precisa “funzione”, quella di riproporre nel tempo - almeno in prima istanza - le
fattezze di uno specifico personaggio prescelto.
“Quel movimento ch’è finto esser appropriato all’accidente mentale, ch’è nella
figura, dev’esser fatto di gran prontitudine, e che mostri in essa gran affezione
e fervore; altrimenti tal figura sarà detta due volte morta, com’è morta perché
essa è finta, e morta un’altra volta quando essa non dimostra moto né di mente
né di corpo”. Tale - famosa e più volte commentata - asserzione di Leonardo
che appare, nel suo Trattato della pittura, accanto a tante altre esortazioni
a considerare soprattutto “i moti” - cioè il sentimento, l’attitudine, le caratteristiche
psicologiche - di chi viene rappresentato, segnano, a nostro giudizio, il momento
di discrimine fra la tradizione consolidata nei secoli del ritratto come riproduzione,
il più fedele possibile, delle caratteristiche fisiche di chi è l’oggetto dell’analisi
dell’artista e la nuova concezione, che dal Rinascimento in poi troveremo più
volte perseguita, che vorrà concentrati nell’effigie dipinta non solo l’animus
del protagonista ma spesso le sue virtù, i suoi valori morali, la sua cultura e via
citando.
È chiaro che nella sequenza dei ritratti che qui si presentano - e che ci propongono
un’élite locale che si riferisce per lo più a nobili famiglie, ad intellettuali di merito
e fama, ad illustri ecclesiastici - conta soprattutto l’appartenenza a una classe
dominante che nell’episodio artistico anzitutto si autocelebra. Provvedendo
per prima cosa a tramandare le proprie fattezze ai posteri, ai discendenti che
possano ricordare - e quindi trasmettere per poi riprenderlo - il ruolo e l’importanza
del personaggio all’interno della famiglia, del gruppo sociale di appartenenza,
del contesto pubblico cittadino. Così la memoria diviene, in alcuni dei casi percorsi,
obbligatoriamente rivolta non solo al ristretto ambito familiare ma trasmessa come
exemplum al pubblico che la poteva contemplare apprendendone il valore e il ruolo.